Crocifissi da tirar giù. LONDON – paris, week 15.

Non volevo parlarne. Mi ero ripromesso di non affrontare il discorso qui, perché lo ritengo un argomento molto delicato che, nonostante tutto, ho molto a cuore e che ho quasi paura a prendere. Chissà perché. Eppure non posso mica aspettare la prossima birra all’Angel pub o il prossomo pranzo nel giardino di casa Trucca.
È un problema di cultura, vero. Il crocifisso è nella nostra cultura. Ed è il suo essere nella nostra cultura che fa si che una delle ipocrisie più grandi dell’ Italia sia definirsi uno stato laico. È il suo essere radicato nella nostra cultura che fa sì che lo Stato Vaticano debba occuparsi degli affari dello Stato (laico) Italiano. Come ho più volte detto nei miei precedenti articoli, amo il mio Paese. Ora più che mai. Soprattutto sono fiero delle tradizioni di cui è fatto. E anche della sua cultura. Ma non possiamo rimanere ancorati ad una “tradizione” solo perché è così da sempre. E in più, per chi a quel simbolo è profondamente legoto per ciò che rappresenta, non è offensivo che stia lì solo per tradizione e non per il significato che porta?

Oggi ne parlavo con una mia collega, e questa mi fa “Se sei mussulmano e vieni in italia e il crocifisso ti da fastidio, tornatene al tuo paese”. Ma no, non è questo il punto. Non si tratta di stranieri, non si parla di confronti con altre religioni. Si parla di forzature. Io sono Italiano, sono stato battezzato secondo la religione della Chiesa Cattolica Romana e  questa è l’educazione che ho ricevuto per parte della mia vita. Non l’ho mai rinnegata, non lo faccio ora e non penso lo farò mai. Al di là del fatto che ora le cose per me sono cambiate, non sono d’accordo con quel crocifisso in aula, e non perchè potrebbe urtare la sensibilità di chi cattolico non è (italiano, arabo, rumeno o marziano o semplicemente come me), ma perché ritengo che la religione sia un fatto del tutto personale, al di là delle istituzioni e delle leggi scritte e che uno stato, se si dichiara laico, dovrebbe rimanerne fuori. Allo stesso modo come dovrebbe rimanere fuori dalle questioni personali e private di ognuno. Se quel corcifisso non fosse così radicato nella nostra cultura, molte persone oggi in italia vivrebbero meglio. Magari avrebbero più diritti e liberta che permetterebbero loro di raggiungere più facilmente la propria felicità. Il crocifisso in questo caso è solo una metafora per indicare l’istituzione vaticana, radicata in Italia forse più di quanto quel crocifisso lo sia nei cuori di chi ora si sta battendo per non tirarlo giù dalla parete.
Smettiamola di farci additare come vecchiume solo perche’ in nome delle nostre radici non vogliamo muoverci.
Si, nel soggiorno delle nostre case quel crocifisso starebbe benissimo. Nelle case di chi lo vuole appendere al muro. Ma in un luogo pubblico, che e’ mio e tuo allo stesso modo, no. Perche’ mi si deve imporre un simbolo, un segno cosi’ importante e forte? Perche’ questo e’ il valore che do’ alla cosa e che penso abbia. E perche’ questo e’ quello di cui si parla. Un’imposizione, fatta da uno stato che per capriccio forse vuole rimanere attaccata a queste tradizioni. Voi lassu’ preoccupatevi delle questioni serie e non delle tradizioni antiche da rispettare.

Sento delle voci che dicono “chissà come mai questo suo improvviso cambio di rotta”. Già è vero, chissà come mai.
Sarà colpa delle tradizioni. Sarà che a volte è meglio sforzarsi di non essere ipocriti piuttosto che rimanere legati alle usanze. Ma forse è troppo difficile.

No, a me personalmente non da nessun fastidio quella croce alla parete. Mi da solo fastidio che non si possa tirar via. Mi da fastidio che la persona al mio fianco non ha la stessa libertà e fortuna. Tutto qui.

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