La discesa su Londra verso una nuova partenza

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Kettering, 11 novembre 2015

Un giorno di ottobre del 2007 atterrai a Gatwick su un volo EasyJet con la mia amica Natalia. Avevamo parte delle nostre vite di allora compresse in 23 kg di bagaglio da stiva, 15 di bagaglio a mano e un biglietto sola andata per la stazione di Victoria a Londra. Stessa storia che accomuna migliaia di altri ragazzi europei, nulla di così esotico. Dopo quattro mesi trovai lavoro ma la posizione che mi offrirono era a Roma, e io decisi di tornare in Italia. Dopo un anno e tre mesi la stessa azienda mi propose un trasferimento nella capitale britannica. Era il 2009 e Londra diventò la mia seconda casa. Continua a leggere

15 Cose Sugli Inglesi Che Gli Italiani Non Capiscono

Ecco una lista che, dopo vari anni oltre Manica e guardando alle reazioni dei vari ospiti italiani, ma anche degli stessi italiani che qui ci vivono da tempo,  mi sono permesso di stilare. 15 cose sugli inglesi che gli italiani non capiscono. Ci terrei a precisare che questa lista non è un trattato di antro-sociologia moderna e non va interpretata come tale. Semplicemente, è solo un insieme di punti che solitamente “l’italiano medio” non capisce degli inglesi e per nulla rispecchia la mia personale opinione.

Un paio di punti forse sì…

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Pranzo, cena o tè: la tradizione inglese per eccellenza

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In Italia è facile: facciamo colazione la mattina, pranziamo verso l’una, ceniamo la sera per le otto. Chi va ancora a scuola farà uno spuntino a metà mattinata (la ricreazione, come si chiamava ai miei tempi) e i più piccolini una merenda a metà pomeriggio. Al di là dell’età, i pasti principali saranno tre intervallati da qualche spuntino, più o meno salutare, ma quella è un’altra storia.

Cosa succede al di qua della Manica? Mi è capitato spesso negli ultimi anni a stretto contatto con uno degli indigeni dell’isola che mi venisse chiesto, alle nove di sera, “Cosa hai mangiato per tè?Continua a leggere

Tradizioni britanniche. Dimmelo con un biglietto.

Dopo aver accontentato per un po’ i miei amici parlanti lingue anglofone con degli articoli in un simil-inglese, ho pensato che forse è tempo di riprendere il discorso sulle abitudini e le tradizioni che saltano agli occhi di chi fa il salto della Manica.

Nel Paese da dove vengo i biglietti d’auguri sono qualcosa riservati a determinate e ben specifiche ricorrenze e che comunque vengono sempre accompagnati da un presente, quindi nelle nostre cartolerie non mancheranno certo le cartoline di buon compleanno, di tutte le misure per qualsiasi tipo di humour, quelle di buon Natale e o buona Pasqua e soprattutto quelle che augurano un felice e duraturo matrimonio o danno il benvenuto al nuovo nascituro. Soprattutto da noi, presentarsi a mani vuote, se non con un biglietto, da qualcuno che quel giorno festeggia i suoi 33 anni è come dire “Tie’, questi 2 euro è tutto quello che sono disposto a spendere per te”.

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