Quattro mesi in America. Tempo di cambio stagione

pumkins

Zucche al mercato di Brooksby Farm, MA


La mia prima stagione a Boston è appena passata lasciandomi con una sorta di ghigno post-orgasmo sul volto, incredulo per l’aver passato quattro mesi indossando pantaloncini e sandali tutti i giorni, con temperature di 30 gradi, ascelle commosse e notti insonni steso a quattro di bastoni sul letto. Continua a leggere

#Lovewins. E la ragione anche

E mentre da noi le sentinelle ancora non hanno trovato un posto a sedere e mamme e papà scendono in piazza perché WhatsApp ha detto loro che da settembre dovranno mettere nello zainetto delle loro figliole – insieme alla merendina per la ricreazione delle 10.30, il diario delle Winx, il quaderno di Justin Bieber – anche un dildo rosa di Hello Kitty, da questa parte dell’oceano la Corte Suprema degli Stati Uniti stabilisce che il matrimonio è un diritto che deve essere riconosciuto, in tutti i 50 stati della federazione, a prescindere dal sesso delle due parti che lo contraggono. Continua a leggere

La mia avventura americana – prima parte

Tra marzo 2011 e maggio 2012 ho visitato gli Stati Uniti sei volte, otto se si considerano le due volte precedenti. Sin dal mio primo viaggio 12 anni fa mi sono sempre ripromesso di scrivere le mie impressioni sull’America e sugli americani e mi ci è voluto tutto questo tempo per decidermi a farlo. A maggio scorso, mentre sedevo su un treno in viaggio da Boston a New York, cominciai a farlo.

Come sempre succede quando mi capita di brandire selvaggiamente una penna (o una tastiera), finisco per scrivere delle bibbie di roba, che nessuno leggerà mai. Per rendere le cose un po’ più semplici ai miei (inesistenti) lettori, ho deciso di dividere questo racconto dostoyevskyano in due. Nonostante ciò, mi rendo conto che potrebbe essere troppo lungo comunque da leggere. Per non rischiare di dividerlo in ulteriori parti e ritrovarmi con una soap-opera tipo Dallas, ho deciso di lasciarlo così com’è. Buona lettura. Continua a leggere