#Lovewins. E la ragione anche

E mentre da noi le sentinelle ancora non hanno trovato un posto a sedere e mamme e papà scendono in piazza perché WhatsApp ha detto loro che da settembre dovranno mettere nello zainetto delle loro figliole – insieme alla merendina per la ricreazione delle 10.30, il diario delle Winx, il quaderno di Justin Bieber – anche un dildo rosa di Hello Kitty, da questa parte dell’oceano la Corte Suprema degli Stati Uniti stabilisce che il matrimonio è un diritto che deve essere riconosciuto, in tutti i 50 stati della federazione, a prescindere dal sesso delle due parti che lo contraggono.Sto cercando di evitare l’uso dell’espressione “Matrimonio gay”, che vorrei fosse cancellata dal linguaggio comune, come se ora anche il matrimonio avesse bisogno di un post-it giallo che dice GAY. In parole povere, ecco cos’è successo: se ami qualcuno e ti vuoi sposare, perché vuoi promettere a quella persona che ti impegnerai ad amarla per tutto il tempo che vi sarà concesso, perché vuoi pronunciare questa promessa davanti ai tuoi amici e parenti cari ed avere tutti loro come testimoni, davanti al tuo paese e davanti al dio in cui credi e soprattutto per avere riconosciuti tutti i diritti e doveri che derivano da quella promessa, esattamente come ad altre persone è permesso ogni giorno, ora puoi farlo e nessuno può impedirtelo.

Nel 1964, nello stesso paese, passava la legge dei diritti civili che vietava ogni forma di discriminazione basata sulla razza, colore, religione, sesso o etnia. Ciò vuol dire che circa 60 anni fa c’erano diritti riservati solo ad una categoria di persone, mentre altri non ne avevano per via del colore della loro pelle. Alcuni potevano prendere l’autobus, altri no. Alcuni potevano votare, altri no. Alcuni potevano essere felici, altri no. Ora, guardando a quello che succedeva, ci chiediamo perché ci sia voluto così tanto per far passare una legge talmente elementare e mi piace pensare che i miei nipoti, tra un decennio o magari poco meno, guardando alla disparità di diritti riservati alle coppie eterosessuali e a quelle omosessuali che ancora regna nel nostro paese, mi chiederanno “Zio, ma perché c’avete messo così tanto? Dov’era il problema?”

Amori di zio, non ve lo so dire. Dov’è il problema?

rainbow facebookQuesta mattina ho controllato Facebook e mi sono sentito esattamente come l’omino in questa vignetta: un fascio di luce arcobaleno mi ha travolto. Esatto, perché Facebook non si fa prendere alla sprovvista e aveva già pronta un’app che colora d’arcobaleno le foto profilo degli utenti. Anche la mia. Mi chiedo quante di quelle foto siano state colorate perché gli utenti in questione sapevano veramente il motivo dietro e quanti invece abbiano usato la nuova app solo perché sembrava essere la moda internettiana del momento. Come l’estate scorsa, quando scoppiò la mania di gettarsi sul capo un secchio d’acqua gelata e tanti finirono con l’ignorare completamente il motivo nobile che c’era dietro (e la donazione che avrebbe dovuto far seguito) e faccialibro venne letteralmente invaso di tizi vestiti che si facevano degli autogavettoni in pieno agosto (in fondo ci sono 30 gradi) solo per il divertimento di postare poi il video.

Al di là di quale sia il vero motivo per cui la gente oggi è vestita d’arcobaleno su Facebook, mi piace pensare che ciò sia una Gif-Iridella006rappresentazione di quello che le persone veramente vorrebbero. Un mondo arcobaleno dove Iridella è la regina? Anche, ciò sarebbe davvero il sogno gay per eccellenza. Ma soprattutto un mondo di pari diritti ed opportunità per tutti.

Oggi è esattamente un mese che mi sono trasferito da questa parte dell’oceano. Tanti dicono che sono un filo-americano o che sono qui perché ancora credo nell’American Dream. In realtà un sogno ce l’ho, come tutti noi, ma non penso sia americano. Sono qui semplicemente perché sono innamorato di questa città. L’America rimane ancora quel paese che investe miliardi e miliardi di dollari in armamenti. L’America è ancora quel paese dove le pistole sono alla portata di tutti, la gente le compra al supermercato e poi va in chiesa a sparare e sembra che questa di legge non la si riesca proprio a cambiare. E poi l’america è quel paese dove se non hai i soldi per curarti muori. L’America è anche tante altre cose belle che mi hanno sorpreso in questi anni di visite periodiche e in questi ultimi 30 giorni passati qui. Ieri l’America ha imposto a tutti gli stati di dover garantire pari opportunità ai cittadini in termini di matrimonio. Non è una cosetta da poco, far passare certe leggi a livello federale è difficile. Al di là delle cose brutte e delle cose belle che questo paese fa, sembra che riesca ancora a dettar moda e mi piacerebbe che oggi venisse preso come esempio, non per la legge in questione che è stata passata ma per come è stata passata. I diritti umani di uguaglianza non si discutono, si applicano e basta. C’è ben poco da discutere. Il mese scorso l’Irlanda ha detto sì ai matrimoni tra persone dello stesso sesso attraverso un referendum nazionale. Per quanto la vittoria del sì sia stata una rappresentazione di quello che la stragrande maggioranza degli irlandesi voleva (e quindi uno schiaffo in faccia a tutte quelle istituzioni che si battevano per il no), io non sono d’accordo con l’uso di un referendum per certe leggi. Si parla di diritti basilari di uguaglianza sociale e di pari opportunità, e ciò non può essere rimesso ad un voto popolare. Ciò deve essere fatto legge ed imposto, punto. Nel mio paese, io sono parte di quella minoranza che ha meno diritti e in tutta sincerità un referendum in Italia mi spaventerebbe perché non sono sicuro di potermi fidare di quello che la maggior parte degli italiani vorrebbe. E se anche la maggioranza degli italiani non fosse d’accordo, come qualcuno ci vuole far credere, non importa: il diritto alla felicità di una minoranza non deve dipendere da ciò che la maggioranza vuole.  Ecco, in questo vorrei che oggi si prendesse esempio dall’America.

Ieri sera sono stato ad una festa in strada organizzata dalla città di Cambridge. Central square e parte di Massachusetts Avenue erano state chiuse per dar modo a circa 6000 persone (dicono oggi i giornali) di scendere in piazza e far festa. Non c’era alcol, perché qui bere in strada è vietato (ecco, magari questa di cosa non la prendiamo come esempio) ed io ed Alexandra, europea come me, commentavamo come lo stesso tipo di evento in una qualsiasi città d’europa avrebbe visto ogni singolo partecipante tenere in mano un bicchierone di plastica con una birra ormai calda. C’era solo tanta musica sparata a tutto volume. C’era gente di ogni tipo: giovani, meno giovani, anziani, donne, uomini e bambini fatti uscire per vedere quella massa di persone ballare come forsennati. Si passava dalla musica danzereccia più commerciale ai classici come Dancing Queen degli Abba e Hot Stuff di Donna Summer. Era una festa senza simboli politici, senza colori di parte, senza cause particolari: l’unica causa buona della festa era quella di far festa. Poi a un certo punto un ragazzo ha alzato una bandiera arcobaleno. La si vedeva spuntare dal mare di teste, sopra a tutti. E tutti hanno cominciato ad applaudire, ad incitare alla bandiera, a battere le mani. Tutti erano partecipi della causa e della gioia che quella bandiera ieri rappresentava, forse non solo per gli Stati Uniti, ma per il mondo intero come esempio.

Rainbow flag in Central square, Cambridge MA

Rainbow flag in Central square, Cambridge MA

Per un attimo ho dimenticato che in fondo, la nuova legge americana, non mi cambia la vita e non riguarda me come cittadino. Per un attimo ho pensato di essere in una grande piazza della mia città, Roma. Con me c’era la mia famiglia, mia madre e mio padre, mio fratello, mia sorella con i miei nipoti e mio cognato. Tutti i miei amici più cari: Natalia, Antonio, Caterina, Francesca venuta da Oxford, Francesca venuta da Swansea, tutte le altre Francesca che conosco, Bruna da dove non so e tutti gli altri amici che ho e che vorrebbero che io sia felice. E migliaia di altre persone, sicuramente più del “milione” del Family Day. La legge sull’uguaglianza è stata appena approvata in Italia, la comunità LGBT ora ha pari diritti come tutti gli altri. Diritto ad amare e diritto ad essere felici. Le bandiere arcobaleno sventolano ovunque e tutti celebriamo un traguardo di civiltà raggiunto dal nostro paese.

L’amore vince è l’hastag del momento. #Lovewins. Vorrei che oggi fosse la ragione dell’amore a vincere.

5 pensieri su “#Lovewins. E la ragione anche

  1. Bellissimo articolo, Paolo.
    Meraviglioso.
    Ed è così. I matrimoni non hanno bisogno di specificare di chi si tratti. Sono espressione d’amore e basta.
    E che non sia lontano il giorno in cui qualcosa di suguale per tutti avvenga anche qui.
    Però prometti,Darling, che metti la testa a posto e ti trovi un bravo ragazzo?!?!?! :p

  2. clap clap clap – potrebbe essere un applauso o il cavallo di iridella che da suonzi mi porta alla piazza in cui festeggeremo un giorno la legge italiana che sancisce che il matrimonio e’ matrimonio a prescindere dal sesso delle due persone che lo contraggono.

  3. Pingback: Noi Siamo Una Famiglia | Across The Channel

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...