London week 17 – una birra con Frank Lampard

E’ successo nuovamente.

Ieri sera mi sono fatto coinvolgere nella tradizionale birra dopo lavoro del venerdì sera. Siamo usciti dall’ufficio alle 17.30. Alle 17.45 eravamo al pub. All’1.30 sono rientrato a casa.

Cos’è successo nel frattempo? Siamo stati al pub fino a una cert’ora, a parlare di tutto: Lucas continuava a dirci di quanto assolutamente la Nuova Zelanda sia un posto da visitare, come se non lo sapessi. “Se hai visto il Signore degli Anelli sai di cosa parlo”, continuava a dire. Ho visto Il Signore degli Anelli tra le 15 e le 20 volte, ma mi chiedo davvero se la gente lì ha i piedi pelosi e le orecchie puntute! Elisabet mi parlava del coro svedese del quale fa parte. Lucas (di nuovo) mi ha raccontato che è stato in Italia per studiare italiano.

“Dove?”, gli chiedo.

“A Tropea” mi risponde. Fantastico.

Poi abbiamo addirittura parlato di politica mondiale e dei paragoni possibili tra Italia, Svezia, Inghilterra e Svizzera. Louise ancora non riesce a capire come il Vaticano possa così essere invischiato nella politica italiana. E’ così Louise, credici. Quando le ho detto che in Italia non abbiamo nessun tipo di legge che regoli le unioni civili nè tanto meno i matrimoni tra persone dello stesso sesso, la risposta è stata: “Ma come, in Italia? Il paese dell’amore?“. Dell’amore, sì. Ma fin tanto che te lo tieni per te.

È incredibile quanto l’alcol non solo renda il mio inglese nettamente migliore, ma porti le persone a fare discorsi di una certa profondità che in altre situazioni non sarebbero possibili!

Quando faccio notare che secondo me s’era fata ‘na certa, mi dicono “ma è venerdì sera, già vai casa? Dai, andiamo in un bar di Fulham che conosco”.

Ma poi che è sta storia che il venerdì si deve prendere la birra, il sabato si deve far tardi, a Natale devi essere buono e cosi dicendo. Non lo so come funzioni, fatto sta che cado sempre in tutti i clichè menzionati (tranne il fare tardi il sabato sera ed essere buono a Natale).

E così ci avventuriamo, io Lucas e Fiona, soli per le strade della fredda Londra. Arriviamo in questo posto e il solito negrone butta fuori all’entrata stranamente non dice nulla sul mio abbigliamento e mi fa entrare. Comincio a pensare di aver preso troppo sul serio la storia del Casual Friday, mi vesto come un diciasettenne da centro sociale.

Entriamo nel bar, ci avviciniamo al bancone e il viso di Lucas si contorce in una maschera di stupore. Si gira verso di me e continua a ripetere “it’s not possible! It’s not possible!” Cosa non è possibile Luchè? Lancia un’altra occhiata verso il bancone e poi di nuovo “oddio è proprio lui, non è possibile”.

Oddio, speriamo che non sia uno dei capi del lavoro, mi dico. Cerco di far calmare Lucas con qualche sberla e un po’ di ossigeno e mi faccio dire che succede.

“Frank Lampard è lì, seduto a quel tavolo!!” Io mi volto a guardare e noto un tizio tutto ingelatinato e allampadato, vestito tipo un manichino in un negozio di Armani. Beve una birra poggiato con il gomito su un bancone. Lucas nota il mio sguardo da ebete sul mio volto e mi fa “ah è vero, sei italiano ma non ti piace il calcio. Frank Lampard è il centrocampista della nazionale inglese!!”

“Mmmm… fico. Rabbrividisco….. Che prendete da bere?”

Lo so, non do mai soddisfazione. Ma che ci posso fare, sono un tipo difficile da sorprendere. In ogni caso se Frank avesse speso una piccola briciola del patrimonio miliardario che sicuramente ha per offrire un drink a tutto il locale mi avrebbe sicuramente sorpreso. Ma non l’ha fatto!

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