Sei Come Sei. Una personale opinione

Qualche settimana fa movimenti studenteschi di estrema destra si radunavano in protesta davanti al liceo classico Giulio Cesare di Roma e gruppi di genitori avanzavano accuse (anche legali) nei confronti della scuola stessa, della preside e di alcuni docenti. Il motivo? Il libro di Melania Mazzucco “Sei Come Sei” (Einaudi) assegnato come compito da leggere agli studenti di un V ginnasio.

È stata bufera per un po’ di giorni sui quotidiani italiani, ma ora tutto sembra già dimenticato. Almeno dai giornali. Un breve temporale che sicuramente però è risultato in un’ottima campagna pubblicitaria a buon mercato per la Mazzucco e per la casa editrice.

Mazzucco-Sei-come-seiIo, vittima del sistema e della pubblicità, nonché curioso e sensibile alla tematica, ho incaricato mia cugina di portarmi il libro dall’Italia (ancora non lo si trova per e-reader, ma con un altro paio di manifestazioni sarà sicuramente messo online) e che ho finito di leggere giovedì sera, al ritorno dall’ufficio, seduto su una panchina nella stazione di North Sheen, la tettoia della banchina a ripararmi dalla pioggia d’oltre Manica.

La storia ruota attorno ad una famiglia italiana e la trama, all’apparenza semplice e già letta o vista al cinema (un genitore lotta per l’affidamento del figlio; una bambina è vittima di bullismo; padre e figlia cercano di restaurare un rapporto), diventa invece complessa a articolata in un Paese come l’Italia dove sfortunatamente ancora si sente la mancanza di alcune leggi che tutelino i diritti di alcuni. Sì, perché la famiglia in questione è formata da Eva, la figlia, Christian e Giuseppe (Giose), i due padri. Attraverso una narrazione con discontinuità temporale, l’autrice ci racconta come Christian e Giose si sono incontrati, innamorati e hanno poi deciso di arrivare ad Eva e soprattutto come ci sono arrivati. Il padre biologico di Eva è Christian e quando questo muore tragicamente in un incidente stradale, Giose non ha nessun diritto di paternità su Eva, una bambina di  circa 7 anni, e agli occhi del giudice non è nessuno se non un estraneo per la piccola, nonostante l’abbia cresciuta dal giorno della sua nascita. Giose perde la figlia, che viene data in affidamento agli zii, e dopo il fallimento di ricorsi e lotte giudiziarie e familiari, decide di ritirarsi a vivere sugli Appennini tra Lazio e Umbria, lontano da tutto e tutti. Qualche anno dopo Eva è una bambina di 9 anni, vittima del bullismo omofobo e crudele dei ragazzini di quell’età e dei mezzi che Facebook mette loro a disposizione. Un giorno decide di scappare dal padre e lo trova. E da questo punto in poi ha inizio un nuovo viaggio attraverso l’Italia e le loro vite.

C’è ovviamente la tematica dell’amore, che lotta ma non sempre può vincere. Prima ancora della tematica dei diritti gay (e di alcuni passi del libro, uno in particolare, ritenuti “osceni e pornografici”), ce ne sono altre che restano comuni alle famiglie “normali” e non: il difficile rapporto con i figli, la perdita di fiducia gli uni nei confronti degli altri. La ricerca, l’accettazione di se e il crescere. E poi sì, si parla anche di due persone che non possono essere nulla per lo Stato in cui vivono se non quello che sono l’uno per l’altro ma che, per lo stesso Stato, purtroppo non conta. Si parla di un uomo al quale non viene neanche data la possibilità di poter essere uno dei parenti chiamati per il riconoscimento della salma del proprio compagno morto. Si parla di un uomo che perde tutto ciò che di materiale era stato costruito per anni con il suo amato (compresa la figlia) perché da nessuna parte c’è un pezzo di carta che lo riconosca come consorte. Tematiche che vengono affrontate in maniera dura, senza mezzi termini, senza l’uso di parole dolci. Uno spaccato crudele della realtà del momento, e fa male da leggere.

Ho apprezzato molto la tecnica narratrice fatta di flashback che saltano da un punto temporale all’altro della storia; tuttavia se la Mazzucco non si perde in romanticherie e frasi dolci e fatte quando si tratta di diritti che non ci sono, purtroppo rimette a paro con fatti, frasi e luoghi comuni che, a mio avviso, a volte rischiano di perdersi nella banalità del romanzetto adolescenziale. Lo sforzo compiuto per dipingere la famiglia di Eva come del tutto “normale” è stato tale che ha rischiato di farla sembrare del tutto atipica! Troppi episodi nel libro nei quali l’autrice ci dice che i tre si sorridono l’un con l’altro, come se il sorriso sia l’unica forma comunicativa da essi conosciuta (e forse anche dalla scrittrice stessa). Troppe smancerie padri-figlia fatte di risolini (appunto), solletichi, coccole, canzoncine cantate in macchina durante le vacanze e giochi inventati al momento. Sembra quasi che una famiglia fatta da due genitori dello stesso sesso sia esattamente come quella che si vede nella pubblicità delle merendine, mentre quella fatta da due genitori di sesso diverso sia la famiglia dove si bisticcia, non ci si capisce e le mamme non hanno neanche il tempo per schiacciarsi un brufolo sul naso. Insomma, le famiglie di tutti i giorni oserei dire.

Ogni personaggio ha un carattere e una personalità ben definiti e l’autrice non esita dal descriverli con dettagli sottili e minuziosi, spesso presi dal loro vissuto, siano questi gli stessi Christian e Giose o semplicemente personaggi secondari. Nonostante questo, anche la costruzione dei protagonisti sembra essersi basata su alcune delle caratteristiche comuni alla maggior parte degli eroi ed eroine della letteratura di massa dell’ultimo decennio.

Eva. La piccola possiede quelle caratteristiche che la fanno diventare Mary Sue. Per chi non lo sapesse, Mary Sue è un’espressione di recente coniatura utilizzata per identificare la maggior parte delle protagoniste adolescenti dei romanzi e libri dei nostri tempi. Sono solitamente ragazze con un nome insolito o comunque un soprannome o abbreviazione di nome; nel caso di letteratura fantasy, hanno un poter o un’abilità particolare che le distingue; hanno un’intelligenza al di sopra della norma; hanno un passato tragico, spesso senza famiglia né genitori o dalle origini sconosciute; non sono mai descritte come “belle ragazze” ma hanno sempre una particolarità fisica che le rende irresistibili a qualsiasi maschio (umano e non). La Mazzucco di Eva ci dice che non è bella ma poi viene descritta con una pelle di porcellana (anche se ricordo che all’inizio del libro la pella era di tonalità scure), ha l’apparecchio ai denti ma più di una volta le donne adulte della storia riconoscono che diventerà uno schianto. Non è grassa, è alta per la sua età con le gambe lunghe e le labbra piene e rosse. Insomma, una Charlize Theron di 9 anni mascherata da racchia. E poi la sua intelligenza. Eva è una bambina che sforna romanzi, che vuole fare la scrittrice ma prima di voler fare la scrittrice voleva fare la malacologa (aggiungo collegamento per quanti come me non sanno di cosa si tratti). Come spesso ci viene ricordato, ha un’acume superiore alla norma e la scrittrice spesso le mette in bocca dei dialoghi che, venissero davvero da una bimba di 9 anni, ci sarebbe da preoccuparsi.

Giose. Uno qualunque anche lui. Ex rock star della musica italiana conosciuto con il nome d’arte Yuma e che ha avuto l’apice del suo successo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quando era un vero mito tra la folla. Ora caduto nel buco nero delle meteore dello showbiz. Ha l’aspetto del “bello e maledetto” (parole dell’autrice), veste in modo stravagante, ha un bel fisico e guida la moto. Uno qualunque.

Christian. È un intellettuale con gli occhiali sul naso (perché nei libri gli intellettuali si mettono sempre con gli scapestrati, i vampiri con le ragazze indifese e i ricchi coi poveri), non ha un fisico palestrato ma è semplicemente magro e viene da una famiglia ricca dell’alta borghesia romana. È un filologo che insegna all’università, viene invitato a convegni internazionali e sta scrivendo un libro su Dionysius Exiguus e la concezione del tempo. Anche lui uno qualunque insomma.

Al di là del sarcasmo e del finto cinismo, ho apprezzato la lettura del libro e del modo in cui affronta certe tematiche d’attualità. La storia si districa bene e non ha la presunzione di voler dare una soluzione ad alcuni dei problemi della nostra società. Semplicemente propone un punto di vista da parte di chi li vive. A mio avviso la scrittrice fa troppo uso del trattino (-) in luogo delle congiunzioni, virgola o punto e virgola, tipico della lingua inglese scritta ma un po’ meno di quella italiana. Ma poi in fondo io non sono mica un esperto di lingua italiana, ma solo un amante dell’evoluzione e del cambiamento (che rimane sempre l’unica costante, come qualcuno diceva) e quindi se quella è la direzione che la nostra lingua sta prendendo ben venga!

Non condanno la scelta di far leggere il romanzo a degli adolescenti di un istituto superiore e dopo aver letto il libro, non considero quella gay come unica tematica della storia. C’è di più, cose delle quali gli adolescenti dovrebbero essere messi a conoscenza, come il dolore di chi è vittima di violenza psicologica da parte dei propri coetanei per esempio o i limiti alla libertà di cui ancora, purtroppo, molte persone sono vittime. Sì, rimane quel passo del libro, circa 10 righe in tutto, in cui viene descritto dettagliatamente un rapporto orale omosessuale consumato negli spogliatoi di una scuola superiore. Ritengo che nell’ottica dell’educazione alla crescita dei futuri uomini e donne, forse non sia del tutto sbagliato trattare loro come persone mature in grado di saper prendere quel singolo paragrafo e contestualizzarlo all’interno di quello che stava succedendo sopra e sotto quelle dieci righe.

Forse non sarebbe neanche sbagliato cominciare a far capire loro che essi Sono Come Sono, e non c’è nulla di male in questo.

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