Tradizioni britanniche. Dimmelo con un biglietto.

Dopo aver accontentato per un po’ i miei amici parlanti lingue anglofone con degli articoli in un simil-inglese, ho pensato che forse è tempo di riprendere il discorso sulle abitudini e le tradizioni che saltano agli occhi di chi fa il salto della Manica.

Nel Paese da dove vengo i biglietti d’auguri sono qualcosa riservati a determinate e ben specifiche ricorrenze e che comunque vengono sempre accompagnati da un presente, quindi nelle nostre cartolerie non mancheranno certo le cartoline di buon compleanno, di tutte le misure per qualsiasi tipo di humour, quelle di buon Natale e o buona Pasqua e soprattutto quelle che augurano un felice e duraturo matrimonio o danno il benvenuto al nuovo nascituro. Soprattutto da noi, presentarsi a mani vuote, se non con un biglietto, da qualcuno che quel giorno festeggia i suoi 33 anni è come dire “Tie’, questi 2 euro è tutto quello che sono disposto a spendere per te”.

E cosa fare poi se vogliamo dire quanto ci dispiace ad un collega che lascia il lavoro, o dare il benvenuto al vicino che si è appena trasferito nella nuova casa (io ne ricevetti uno dal mio coinquilino che si trasferiva il giorno stesso con me!) o all’amico che ha finalmente ottenuto il tanto atteso divorzio? William ancora non riesce a capire quando gli dico “Oggi è il compleanno di mia sorella” e lui “Ah, e le hai spedito un biglietto d’auguri?”. No, non gliel’ho mandato.

Biglietto trovato da Scribbler

Eppure devo dire la verità, di tutte le nuove, affascinanti e a volte anche strambe abitudini che ho trovato a casa di Elisabetta, questa è forse tra quelle che più mi piace e più vorrei riuscire a portare a casa (l’altra non è proprio un’abitudine quanto riuscire a debellare un po’ di sana ipocondria italiana, perché forse Dany Mitzman dice il vero nel suo articolo). Ho cercato di fare del mio meglio per comportarmi secondo gli standard ed essere accettato dalla comunità… Non sempre trovando risposta dall’altra parte.

Ad ottobre dell’anno scorso mi sono trasferito in un nuovo appartamento (apartment, non house. Qui le due cose hanno un significato diverso) ed il terzo giorno mi munii di cartoncini colorati e penna comprata appositamente pronto a scrivere un biglietto per ognuno degli altri cinque appartamenti dell’edificio. Sul biglietto scrissi chi ero, che mi stavo trasferendo in quei giorni, che speravo di incontrarli presto di persona magari per una tazza di tè e mi scusavo per eventuali rumori causati dai mobili nuovi che stavano consegnando proprio un quei giorni. Su cinque biglietti lasciati, solo uno ebbe risposta: una coppia di australiani con i quali sfortunatamente non ebbi mai l’occasione di condividere quella tazza di tè perché se ne andarono poco topo. Degli altri, nessuna traccia. Il biglietto degli australiani però è ancora affisso sul mio frigo.

Il biglietto di Alex e Johanna

Si sa, il salto da ottobre al 25 dicembre prende meno tempo di quanto ci ho messo a scrivere questa frase, e quindi il momento degli auguri di natale arriverò presto. Questa volta evitai cartoncini colorati fai date, pensando che forse l’errore era stato proprio non acquistarne uno prestampato ed approvato da una qualche commissione dal nome “acronimante” (HMCAC, Her Majesty Cards Approval Commission). Scelsi dei biglietti semplici ma che facevano al caso, aggiunsi i miei auguri scritti a penna, e via nelle rispettive cassette della posta. Ne spedii anche uno al mio padrone di casa. Biglietti spediti: 6. Spesa totale: circa 9 sterline comprensive di francobollo per il biglietto per il padrone di casa. Risposte ricevute: indovinate.

Maggio arriva e la mia amica Alexandra mi invita al suo party anni ’80 per festeggiare i suoi 30 anni. Adoro le feste in maschera, adoro gli anni ’80 e la compagnia fu delle migliori. Veramente una bella festa. Il lunedì successivo, durante la pausa pranzo, corsi da Scribbler su Kings road (andate e troverete biglietti di tutti i tipi, per tutte le occasioni) per prendere un apposito biglietto di ringraziamento che solitamente qui l’ospite invia all’ospitante dopo aver partecipato ad un pranzo, cena, festa.Circa una settimana dopo, mentre si parlava proprio di biglietti d’auguri, la stessa collega mi dice “Ah Paolo, ho ricevuto il tuo biglietto. Grazie mille!” Si sarebbe ricordata di ringraziarmi se l’argomento non fosse stato quello? Perché non ha accennato nessun apprezzamento per come sono riuscito ad integrarmi bene nella cultura britannica? La prendo così: mi ha trattato come avrebbe trattato un qualsiasi altro suo compaesano in una situazione simile. No?

Un anno è passato da quando mi sono trasferito qui e la settimana scorsa sono arrivati due nuovi inquilini nell’appartamento sotto al mio. Quale occasione migliore per un biglietto di benvenuto da lasciare nella loro cassetta? Poi non ti voglio sentire se non ricevi risposta, mi ha subito redarguito Will. Ma chi sono io per ascoltare i consigli altrui? Biglietto semplice da riempire con le mie parole, penna che tengo solo per queste occasioni e via con le presentazioni, welcome!, cercherò di non far rumore, ci vediamo presto.

Tutto ciò succedeva più di una settimana fa. Pensavo che si sarebbero presi il weekend per rispondere e oggi ho controllato la mia cassetta tre volte ma a parte due menu da asporto di Domino’s Pizza, uno di Papa Gino, uno che mi offriva uno sconto del 10% per un lettino solare in un centro estetico di Mortlake ed un altro che mi informava del nuovo autolavaggio aperto in zona, dei nuovi inquilini nessuna traccia.

Te l’avevo detto, non impari mai dai tuoi errori, mi fa William. Esattamente, non solo ho la capacità di farne sempre di nuovi, ma continuo anche a ripetere sempre gli stessi.

Mi informerò con l’HMCAC se la tradizione biglietti prevede che il destinatario invii una risposta al mittente. Magari mando loro un biglietto.

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