Questione di spelling e temporali estivi. La mia sesta settimana.

Ho saltato 3 settimane, lo so. Problemi vari, dovuti a varie trasferte a Parigi e alla connessione Internet che ancora manca nella nuova casa.
Sì: ho una nuova casa. Non è quella a portobello road della quale parlavo nell’ultimo articolo scritto, ma al mercato ci posso comunque arrivare in 5 minuti a piedi.

Internet, ovvero: lo spelling! Dopo aver lottato per una serata intera con l’operatrice della Virgin Media (ovviamente avevo aspettato che l’ufficio si svuotasse prima di chiamare), alla fine sono riuscito a farle capire l’ortografia corretta del mio cognome e per il 20 settembre dovrei avere la connessione internet.

Problemi di spelling, parliamone. Se non lo sai fare, nei paesi anglofoni sei morto. E ciò non vale soltanto per i nomi stranieri, anche se hai un cognome inglese (che non sia Smith o Green) ti ritroverai a doverlo sillabare ogni volta. Se poi il tuo cognome è C A S T I G L I O N E tutto si complica. Dall’inizio del mio soggiorno londinese ho dovuto dettare lettera per lettera il mio nome e cognome diverse volte, e ogni volta il panico è sempre lo stesso. Ho sostenuto colloqui di lavoro di due ore in lingua inglese, ho litigato in lingua inglese, ho partecipato a dei training di intere giornate in lingua inglese e sono anche riuscito a capire un tizio di Birmingham che mi parlava al telefono (che è come dire sono risucito a capire un pastore 80enne di nuoro). Ma lo spelling è uno scoglio che ancora mi rimane ostico da superare. Il problema non è la siballazione, se lo spelling si limitasse a quello non ci sarebbero problemi. La parte difficile viene quando devi associare la lettera ad un nome che inizi per quella stessa lettera. In italiano direi tranquillamente “O come Otranto”. Ma come posso dire all’operatrice della Virgin media che mi risponde da un call centre di Glasgow “O as for Otranto”.
Eppure è quello che sono quasi riuscito a fare…

Ma vorrei analizzare la cosa step by step, senza bruciare tappe. La tizia del call centre, che chiameremo per comodità Gaia, mi descrive tutte le migliori offerte Virgin. Io le ripeto per vedere se ho capito. Lei me le ripete di nuovo perchè non le avevo capite. Alla quarta volta scelgo l’offerta migliore per me e Gaia mi propone la sottoscrizione del contratto. Io accetto. E qui si parte.
“Can I have your first name?”
“Paolo”
E Gaia dall’altra parte “P A U L O, right?
No Gaie’, non è right. “No, it’s P A O L O”. E fin qui tutto ok, non c’è bisogno di nominare città e luoghi.
“And what’s your last name?”
Ok, ce la posso fare. “My last name is really long, eheheh” faccio io, per prendere tempo. E la cerebrolesa dall’altra parte “Sorry, what’s your last name again? Reelylong?”
Sarà difficile. E io che pensavo di avere una buona pronuncia…
“Ermmm… no, it’s Castiglione” E poi si comincia “C as for…. as for…. castle!”
“C as for castle” ripete lei brava.
“A as for alpha” qui vado sicuro perchè usano sempre alfa per lo spelling (ho scritto alfa con il ph perchè stavo parlano inglese e loro lo scrivono così!)
“S as for…. S a for…” non dire Sassari non dire Sassari non dire Sassari! “S as for Sarah?” domando io.
“S as for Sarah”. Brava Gaia, stai andando bene. Mi sembra di sentire una risata dall’altra parte.
“T as for table”. The cat is on the table, questo è l’abc non posso sbagliare.
“I as for India” anche qui vado sul sicuro, l’ho sentito fare da loro.
“G as for Glasgow” Dai sto andando una scheggia!!!
“L as for Liverpool” ma che mito che sono, speriamo che i colleghi intorno mi stiano ascoltando.
“I as for India” vale ripetere? Oddio speriamo di si! Vabbè, ormai l’ho detto. Nessun collega ha avuto da ridire.
“O as for… as for…”
“O as for Orange?” suggerisce lei.
“O as for Orange” mi limito a ripetere io, per non far capire ai colleghi del suggerimento
“N as for… N as for…. … …” cacchio, ci sto mettendo troppo “N as for…” quel collega mi sta guardando, lo so… Dai di qualcosa “N as for Naples”.
Cazzo. Ma che ho detto? N as for Naples?
“N as for Naples?” ripete lei, come se avesse sentito il mio pensiero. I colleghi (fortunatamente pochi a quell’ora di sera) si scambiano strane occhiate. Io temo il linciaggio.
“Yes, Naples. The city south of Rome, do you know?”
L’ho detto? Sì, l’ho detto. Esplosione di risate dalle scrivanie vicine. Qualcuno applaude. Gaia poverina è persa. Ma la sua professionalità e discrezione non conoscono pari.
“Perhaps N as for November?”
Cazzarola, november! Ma come non c’ho pensato prima?
Sì gaie’, N come novembre, basta che se sbrigamo, eh? “Yes, november, right” sussurro io, ormai praticamente nascosto nel portapenne dalla vergogna.
Per la E me la sono cavata con “E as for elephant”, ma stavano ancora ridendo e non hanno sentito.
Alla fine gaia mi ha capito. E un paio di colleghi presenti hanno pensato bene di raccontare l’aneddoto durante un training formativo che c’è stato la mattina dopo. Ma sono convinto che tutto ciò gioverà alla mia accettazione nella comunità inglese, no? Sono anche stato invitato ad un house warming (ne ho sentiito parlare, ma sto facendo delle ricerce su Google per esserne piu sicuro).

Week end romano. Mio nipote Francesco è bellissimo, mi sorella è bellissima e io amo tutti!! Soprattutto chi mi è venuto a prendere alle 23.30 a Fiumicino. Roma mi ha regalato una classica domenica di fine stagione, come piacciono a me. La temperatura mi ha permesso di mettere i miei sandali, cosa impensabile (almeno per me) nella capitale inglese. Sole stamattina e poi improvvisamente la pioggia che cade forte, con il sole che sta ancora lì. Un temporale fortissimo, ma con una temperatura ancora abbastanza estiva da poter tenere la finestra aperta e lasciare che l’odore di pioggia estiva (erba, terra bagnata e goccioline minuscole da respirare) entrino dentro. Ero nel giardino di Emanuela con Monica, Stefania e Anna Laura a respirare a pieni polmoni l’estate che se ne va. L’acqua cadeva giù e noi sgranocchiavamo pistacchi. E pensavo che in fondo va bene così.

E poi ho pensato a ciò che è successo da aprile ad agosto. In ordine cronologico ( E NON DI IMPORTANZA) questi sono i fatti
– ho affittao la mia prima casa in italia
– ho comprato la mia prima cucina
– ho comprato la mia prima camera da letto
– ho comprato il mio primo bagno
– mi sono trasferito nella mia prima casa
– ho assistito ad un concerto nella Chiesa Valdese a piazza cavour a roma
– mi hanno proposto di trasferimi a Londra
– ho accettato
– ho compiuto 30 anni
– sono diventato zio (il giorno dopo aver compiuto 30 anni)
– mi sono ricreduto, e ora penso che la Francia sia davvero un gran bel paese
– ho venduto la mia prima cucina
– ho venduto la mia prima camera da letto
– ho venduto il mio primo bagno
– ho passato una delle vacanze più belle tra Bolsena e Toscana
– mi sono trasferito a Londra
– ho iniziato a lavorare nell’ufficio EF di Londra, che tanto mi fece sognare in tempi non sospetti
– mi sono trasferito nella mia casa di Londra
Sono parecchie cosette forti, no? Talmente forti che per un paio penso di non aver ancora realizzato del tutto che sono successe.

Domani si lavora a Roma e poi la sera aereo back to London.

Al prossimo collegamento internet disponibile.

Un pensiero su “Questione di spelling e temporali estivi. La mia sesta settimana.

  1. Lo spelling torna ottimo anche per colmare la voragine tra ortografia e pronuncia abbastanza fantasiosa di certi nomi di località. Keighley, Alnwick, Beaulieu… mind-boggling!

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